La fabbrica dei manichini e dei vivi

ABC Mannequins è un’azienda italiana che produce manichini di altissima qualità. La mission dell’azienda è “dare un’anima ad ogni manichino”, anche attraverso un costante percorso di ricerca creativa e produttiva.
In collaborazione con lo scrittore Valerio Millefoglie, TPTS ha realizzato un reportage fotografico sulla fabbrica di manichini di ABC Mannequins, con lo scopo di raccontare le vite delle persone che vi lavorano ogni giorno.
Di seguito, alcuni estratti del lavoro fotografico e del testo di Valerio Millefoglie.

L’uomo nasce da una garza e da un gesso in un pomeriggio a Brugherio, alla periferia di Milano, in una fabbrica di manichini.

La genesi inizia con il calco a vivo di un modello che presta il proprio corpo a un’umanità da vetrina. Uno specchio in cui possiamo rifletterci e immaginarci nei vestiti messi in mostra, una dimensione fatta di pose plastiche e di volti che non sembrano averne uno, così lontana e separata da noi. Ho attraversato quel vetro e sono andato a conoscere i vivi che ci sono dietro i manichini.


Dora, Lella e Lucia sono le tre sorelle delle parrucche. Dora aveva quindici anni quando, grazie a una cugina, ha cominciato a fare questo lavoro, poi si è portata dietro le altre due.

Dora avrebbe voluto fare la parrucchiera, ma quando poi va a farsi i capelli e pensa alle parrucchiere che stanno in piedi tutte quelle ore, al caldo del fon, a sentire i discorsi delle clienti, si rende conto che sta meglio qui. Il fatto che nessuno dei suoi clienti abbia la parola non le sembra una cosa macabra: “Quando guardavo i film horror prima di lavorare qua dentro mi facevano paura, dopo no. C’è questa confidenza con il manichino, non c’è mai stato un manichino che si sia mosso. Fin’ora”.


“Ho iniziato con un pesta lardo, una lastra di legno su cui con mio fratello avevamo messo dei chiodi. Si prendeva del ferro rivestito di plastica e lo si piegava intorno ai chiodi fino a dargli il disegno di un porta camicie.”

Silvano Besana, titolare di ABC Mannequins


L’ultima umanità che incontro è quella di Christian Vanlare del Ghana, lo stampatore di corpi. Con una paletta raccoglie il poliuretano, lo mette in una fornace e da lì esce la materia su cui lavora per trasformarla in braccia, gambe o busti.

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